Premessa doverosa: lavoro da cinque anni per un giornale online e conosco alla perfezione i perversi meccanismi del clic a tutti costi. Detto ciò, non posso che sobbalzare di fronte al trattamento riservato da gran parte della stampa nazionale ai fatti di Torino. A distanza di 48 ore regna ancora la confusione: nessuno sa chi o cosa abbia innescato il fuggi fuggi generale che ha rischiato di trasformare piazza San Carlo in un Heysel dalle proporzioni potenzialmente ancor più tragiche. Malgrado ciò, le sparate apparse qua là fanno riflettere: passi per l’ipotesi della bravata circolata e poi smentita da quasi tutti: a infastidirmi è piuttosto la descrizione dell’ormai celebre ragazzo a torso nudo con parole come «movenze simili a quelle di un potenziale kamikaze»

1Descrizione fedelmente riportata da Repubblica a corredo di un frame sgranato che ritrae un giovane a braccia spalancate. Di fronte al fatto compiuto, ovvero l’estraneità del ragazzo alla messinscena di un finto kamikaze, la postura è diventata un gesto «drammaticamente evocativo». Si potevano trovare parole migliori, in assenza di certezze, per non gettare benzina sul fuoco della psicosi generalizzata. Poteva mancare, poi, il solerte intervento di Libero? Il puntuale sondaggio del quotidiano di Vittorio Feltri si chiede come punire, cito testualmente, «l’idiota di Torino», suggerendo implicitamente di passare alle vie di fatto senza considerare che le cose potevano essere andate diversamente.2

Sempre Repubblica, evidentemente alla disperata ricerca di un capro espiatorio, tira in ballo l’esagerato numero di ultrà che avrebbe invaso la piazza dal primo pomeriggio. «In piazza cento ultrà diffidati. Erano loro a comandare». A comandare cosa non è spiegato nell’articolo. Ora, per quanto tra gli ultrà non si annidino spesso stinchi di santo, fino a prova contraria il Daspo non impedisce a un libero cittadino di avere accesso a una piazza. C’erano gli ultrà? E quanti erano? Hanno avuto a che fare con l’accaduto? interrogativi e sospetti alimentati senza farsi troppe premure. Che dire poi dell’indignazione per la presenza di ambulanti muniti di birre fino al collo? Tutto giusto, sarebbe stato necessario un divieto, è ora opinione condivisa. Fingendo di ignorare che qualsiasi manifestazione pubblica è regolarmene accompagnata da venditori birre più o meno legalizzati. Ecco, forse un po’ meno di ipocrisia non guasterebbe.